Qualche sera fa leggevo un libro che comprai anni ed anni fa quando cominciavo ad interessarmi all'ambiente e alla sostenibilità, Primo non inquinare, scritto da Viviana Guolo. Un dizionario per vivere bene non inquinando e rispettando la natura che dedica attenzione anche all'albergo ed al suo essere sostenibile:
"Al momento di scegliere l'albergo per le vacanze, informatevi circa la sua posizione. Rifiutate gli alberghi costruiti direttamente sul mare perchè, con o senza concessione demaniale, costituiscono sempre e comunque un'offesa al paesaggio e sono fonte - magari involontaria - di rifiuti e/o liquami nelle acque antistanti. In montagna molti laghetti sono stati rovinati a causa della presenza di alberghi sulle rive (...) date la preferenza agli alberghi che offrono servizi utili alla salvaguardia dell'ambiente, per esempio le biciclette messe a disposizione dei clienti, che possono così affrontare in modo meno stressante e meno inquinante la visita della città o dei dintorni. Altri servizi riguardano la proposta di menu integrali o biologici, comprese le tisane e i gelati. Ancora rari gli alberghi ecologici, con pavimenti e mobili in legno di provenienza locale, lucidati con cere naturali, arredi realizzati con fibre naturali, colle e vernici atossiche, materassi in puro cotone eccetera, fino ai prodotti per l'igiene tutti biodegradabili".
A quasi venti anni da questa pubblicazione, l'albergo ecologico è una realtà in espansione: sempre più turisti, privilegiando un turismo alternativo al turismo di massa, sono attenti alla scelta della loro dimora. Privilegiano alberghi con marchi di qualità, certificati sostenibili. Molti turisti, italiani e stranieri, scelgono di vivere ecologicamente le loro vacanze: secondo il rapporto Ecotur, i turisti ecologici principalmente sono alla ricerca del rapporto con la natura (38%), del relax e della tranquillità (13,7%), delle saghe culturali, popolari ed enogastronomiche (12,6%), dell’opportunità spendere meno rispetto alle altre varietà di turismo (10,3%), dello sport (trekking, mountain bike, birdwatching, sci, equitazione, climbing) e di attività all’aria aperta (9,9%).
Nel panorama dell'offerta di alberghi compatibili ho individuato il Vigilius, un resort di montagna inserito in uno dei contesti ambientali e paesaggistici più incontaminati : il Sud Tirolo. Concepito come “casa in legno” dell’epoca moderna, il resort si distingue per il suo carattere ecologico. Il rispetto per l’ambiente lo si percepisce sotto ogni aspetto: nello stile architettonico, nell’ambiente in cui il manufatto si inserisce, nella scelta di sfruttare al meglio le risorse del territorio. “Eco not ego”: è questa la filosofia che ispira il suo ideatore, l’architetto Matteo Thun. Lo scenario speciale e unico che accoglie il resort non poteva essere offeso da un’architettura poco attenta alla preesistenza. Il paesaggio, reale punto di riferimento da cui è partito l’intero progetto, non è soltanto uno sfondo o una cornice e anche la scelta di ricorrere a materiali naturali provenienti da risorse rinnovabili è stata cosa ovvia. La facciata in legno e vetro dell’hotel si inserisce armoniosamente nel paesaggio intercalato da boschi, montagne e piccole vallette. Gli esterni sono stati realizzati in legno di larice. L’impiego di argilla “a vista” sia negli esterni che all’interno, rappresenta un gesto architettonico forte e creano un’atmosfera particolare che rende protagonisti assoluti i materiali naturali. Quest'attenzione al paesaggio è un elemento di rispetto di quelle identità di cui il paesaggio è espressione.
L'identità paesaggistica richiama la memoria; è l’identità di Zora, la città invisibile di Calvino : “Zora ha la proprietà di restare nella memoria punto per punto, nella successione delle vie, e delle case lungo le vie, e delle porte e delle finestre nelle case, pur non mostrando in esse bellezze o rarità particolari. Il suo segreto è il modo in cui la vista scorre su figure che si succedono come in una partitura musicale nella quale non si può cambiare o spostare una sola nota. L'uomo che sa a memoria com'è fatta Zora la notte quando non può dormire immagina di camminare per le sue vie e ricorda l'ordine in cui si succedono l'orologio di rame, la tenda a strisce del barbiere, lo zampillo dai nove schizzi, la torre di vetro dell'astronomo, la edicola del venditore di cocomeri, la statua dell'eremita e del leone, il bagno turco, il caffè all'angolo, la traversa che va al porto. Questa città che non si cancella dalla mente e come un'armatura o reticolo nelle cui caselle ognuno può disporre le cose che vuole ricordare: nomi di uomini illustri, virtù, numeri, classificazioni vegetali e minerali, date di battaglie, costellazioni, parti del discorso. Tra ogni nozione e ogni punto dell'itinerario potrà stabilire un nesso d'affinità o di contrasto che serva da richiamo istantaneo alla memoria. Cosicché gli uomini più sapienti del mondo sono quelli che sanno a mente Zora. Ma inutilmente mi sono messo in viaggio per visitare la città: obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La Terra l'ha dimenticata”.
L'identità paesaggistica richiama il genius loci; è l’identità di cui scrive James Hillman: “L’anima del luogo deve essere scoperta allo stesso modo dell’anima di una persona. E‟ possibile che non venga rivelata subito. La scoperta dell’anima, ed il suo diventare familiare, richiedono molto tempo e ripetuti incontri”.
È il genius loci espresso dal Goethe in Viaggio in Italia (1786):
“Ho pressoché sorvolato le montagne tirolesi; ho visitato bene Verona, Vicenza, Padova e Venezia, di sfuggita Ferrara, Cento e Bologna, e Firenze, si può dire che non l’ho veduta. L’ansia di giungere a Roma era così grande, aumentava tanto di momento in momento, che non avevo tregua, e sostai a Firenze solo tre ore. Eccomi qui adesso tranquillo e, a quanto pare, placato per tutta la vita. Giacché si può dir davvero che abbia inizio una nuova vita quando si vedono coi propri occhi tante cose che in parte già si conoscevano minutamente in ispirito. Tutti i sogni della mia gioventù li vedo ora vivere; le prime incisioni di cui mi ricordo (mio padre aveva appeso ai muri d’un vestibolo le vedute di Roma) le vedo nella realtà, e tutto ciò che conoscevo già da tempo, ritratto in quadri e disegni, inciso su rame o su legno, riprodotto in gesso o in sughero, tutto è ora davanti a me; ovunque vado, scopro un mondo nuovo cose che mi son note: tutto è come me l’ero figurato, e al tempo stesso tutto nuovo”.
L’identità, come memoria e genius loci, è un nomos intrinseco al paesaggio, che rimette anche in discussione una passata pianificazione orientata da criteri quantitativi e funzionalistici, contribuendo ad individuare una griglia di caratteristiche singolari, attributi che sono specificità differenziali di un paesaggio rispetto ad un altro.
Per gli interni Matteo Thun ha dato la preferenza a un linguaggio formale pulito ed essenziale realizzando un ambiente minimalista, libero da eccessi e ridondanze.
Nessun rumore, niente gas di scarico perché il resort non è raggiungibile in macchina. Ad attendere l’ospite c’è solo la natura incontaminata. Nei suoi contorni l’edificio evoca un gigantesco tronco adagiato al suolo, effetto accentuato dall’andamento orizzontale della facciata in legno a struttura lamellare. Mentre il piano interrato è stato costruito secondo i sistemi tradizionali, i due livelli in superficie sono interamente in legno con vetrate panoramiche dotate di tripli vetri. Il tetto piatto attrezzato a verde è dotato di una copertura coibente ad alto isolamento e di uno strato di humus.L’elevata qualità termica dell’involucro e della struttura portante riduce notevolmente il fabbisogno termico del manufatto a dispetto della sua collocazione in zona esposta, delle ampie vetrate panoramiche e di un maggiore fabbisogno termico determinato dalla piscina e dalla spa. .
I materiali predominanti sono il vetro, la quarzite, l’argilla e il legno di larice: esternamente il legno non trattato assume nel tempo una colorazione grigio-argento, ma negli interni conserva il suo aspetto originale grazie all’utilizzo della calce e dell’olio impregnante. Di norma l’impiego massiccio del legno conferisce agli ambienti un carattere spiccatamente rustico.
In questo resort si fa uso di biomassa. Il cippato viene fornito direttamente dai contadini che curano il bosco e in questo modo si assicurano una fonte di reddito supplementare. L’ottimizzazione e il controllo della combustione insieme al filtraggio dei gas combusti, limitano al massimo la produzione di emissioni.
Il resort è stato più volte premiato quale esempio di turismo sostenibile particolarmente attento alle problematiche ambientali. Nel 2005 l’associazione WWF Italia, nell’ambito del premio “Panda d’oro”, ha conferito al design hotel a a 5 stelle, il riconoscimento speciale “Amici del clima”. Nello stesso anno, il resort è stato definito il primo(e fino a quel momento l’unico)hotel “CasaClima, classe A” per i suoi elevati standard energetici che riducono il fabbisogno energetico a meno di 30 wh/mq/a (chilowattora per metro quadro all’anno) e gli impianti dotati di tecnologia innovativa.
Nel 2006 il Vigilius ha ricevuto da Legambiente l’ambito “Premio all’innovazione amica dell’ambiente”. Nel 2009 “Eco Hotels of the world” ha assegnato il punteggio massimo ossia 5 stelle verdi. Nel 2010 è stata anche ottenuta la certificazione ambientale ISO 14001: una certificazione non obbligatoria ma volontaria che testimonia la forte motivazione ad introdurre un sistema di gestione ambientale volto al miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia ambientale.
Un altro aspetto che mi ha colpito molto è l'aspetto di mobilità sostenibile.
Anche scegliere strutture compatibili per l'accoglienza turistica rientra nell'atteggiamento attivo nei confronti dell'ambiente: rappresenta quel po' che ognuno di noi può fare per contribuire a migliorare l'ambiente. Rappresenta un comportamento razionale, alieno dal fanatismo e corrispondente ad un'idea concreta di salvaguardia delle risorse ambientali.