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Il mio libro sull'economia domestica ad impatto zero

14/05/12

Alessandro Borghese è ecosostenibile?


Una doverosa premessa: io per Alessandro Borghese ho un debole e quindi potrei anche perdonargli se producesse il quantitativo di rifiuti di una metropoli industriale o se avesse l'impatto ambientale di un'autostrada che attraversa un Parco Nazionale. In effetti tanto sostenibile non è: penso a quando prepara le zucchine fuori stagione. Coltivare fuori stagione comporta l'aumento delle sostanze chimiche introdotte in agricoltura. 



Orbene se all'indomani della sua preparazione gastronomica mi venisse la voglia irrefrenabile di riprodurre per i miei cari questa meraviglia culinaria, il magnifico esemplare della famiglia delle Cucurbitacee non solo costerebbe quanto un gioiello (probabilmente al posto dei semi ci sono schegge di diamante) ma rappresenterebbe per la mia salute un pericolo equivalente a se stessi per dieci ore di seguito esposta al traffico veicolare come il mitico Ernesto Calindri che combatteva contro il logorio della vita moderna.



Un altro forte elemento di insostenibilità del bel Borghese è il fatto che tutte le sue carote, i suoi pomodori, le sue melanzane e i suoi sedani sono grandi, scintillanti, senza macchia e di forma regolare. Sembra quasi che siano usciti da una catena di montaggio piuttosto che esito del duro lavoro del contadino. Ogni ortaggio del fascinoso chef sembra passato con la levigatrice  dal miglior pavimentista sul mercato. Capisco le esigenze televisive, che sono sostanzialmente coincidenti con quelle della grande distribuzione, ma esistono tante varietà locali di frutta e verdura che sono buone anche se esteticamente brutte. Sono sicura che Alessandro comprenderà e farà comparire qualche patata bitorzoluta e qualche mela acciaccatella.






L'ho messo in premessa: allo chef di Rial Taim  perdono tutto. Ho un debole per lui e quindi se per un qualunque  cuoco di provincia istituirei il Tribunale dell'Inquisizione, per Borghese sorriderei di fronte a queste piccole eco - leggerezze. Per contro, o smeriglia una polpetta o rifila il pane carasau inzuppato, i cui bordi frastagliati ricordano le scogliere di Dover, lo scarto quando (sempre) non se li infila in discarica bocca, lo dice chiaramente che li "avvia al compost". Encomiabile, quindi, il contributo che ha dato per la produzione del terriccio domestico. Per non parlare di tutte quelle erbe aromatiche che ha su quello che lui definisce il "balcone" , una specie di polmone verde in una metropoli. Chiaramente questo anelito di sostenibilità fa il paio con il nuovo trend degli orti urbani per l'autoproduzione, in assenza di fitofarmaci e fertilizzanti, di zucchine, pomodori e patate tra una corsia della tangenziale ed una fermata di metropolitana.







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