Oggi mi andava di pubblicare una cosa semiseria che ho scritto un po' di tempo fa e che è ritornata a galla tra i tanti files archiviati. Buona lettura.
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L'approccio della casalinga alla raccolta differenziata. Vario, come è vario il genere femminile. Due diverse tipologie a confronto.
Selected
waste houseviwes.
A questa categoria appartengono le donne che l’ars differentiandi ce l’hanno nel DNA. Come l’istinto materno. E
sono le stesse che non sbagliano una lavatrice: i colorati con i colorati, i
bianchi con i bianchi, i delicati con i delicati. A loro non capiterà mai di
mettere un calzino bordeaux con le lenzuola bianche, né di depositare una
scatoletta di tonno nel bidone del vetro.
Per capire se
una donna ha innata l’ars differentiandi basta
curiosare nel suo cassetto: se i calzini sono messi alla rinfusa ed in mezzo ai
calzini puoi trovare indifferentemente le mutande come l’estratto conto
bancario, siamo di fronte ad una donna che manderà tutto alla discarica senza
differenziare. Viceversa se troviamo un cassetto in cui maniacalmente i calzini
sono suddivisi per colore, le calze classificate in ordine decrescente dalla 70
denari alla 8 denari, siamo di fronte ad una guru della raccolta differenziata.
Ed infatti basta dirigersi dal suo comò alla cucina per vedere come gestisce il
rapporto con i rifiuti: in un angolo della sua cucina, ha allineato i bidoni:
carta, vetro, plastica, alluminio. Sulla parete di fronte, la guru ha appeso un
quadretto di San Mastro Lindo, affinché protegga l’attività casalinga
quotidiana. I bidoncini sono di vari colori, coordinati tra loro, e su ognuno di loro ha ricamato le
iniziali: V per Vetro, P per Plastica e così via. Sull’ultimo bidone, quello
dell’indifferenziato ha ricamato: NSDTDM,.
Medio - Eco housewives. A questa categoria appartiene (per fortuna) la metà delle donne. Non è una
fonte ufficiale ma una piccola statistica effettuata sul mio microcosmo di
relazioni sociali (ho aperto la mia rubrica e scorrendone i nomi, ho
immaginato, ripercorrendo le caratteristiche essenziali della loro personalità,
il loro rapporto con il riciclo dei rifiuti) mi ha dimostrato che in questa
categoria risiede la virtù. Donna dotata di medio (in medio stat virtus) livello di
istruzione, di un lavoro generalmente molto semplice, spicca per il suo senso
pratico di stampo tradizionale. Dotata sempre di buona volontà, conserva
meticolosamente i volantini distribuiti dal servizio riciclaggio del comune
e vi si attiene con senso di adesione morale. Chiamasi sacrificio. Nel
frattempo ha elevato il suo livello culturale: ha imparato cosa è il Tetrapak, anche se ancora lo confonde
con Goldrake, sa che la ceramica non
va nel vetro ma nell’indifferenziato, mangia le mele con la buccia per ridurre
i volumi dell’umido ed ogni settimana innaffia le sue ortensie con l’acqua in
cui ha scaldato la verdura; si ferma sempre sorridente sul pianerottolo perchè
con i vicini ha trovato nuovi argomenti di cui parlare che non siano sempre i duroni della signora Dora del primo piano o la merenda che portano a scuola le figlie della signora Maria dell'ultimo piano:
scambiano chiacchiere, opinioni e commenti sulla raccolta differenziata.
Io
a quale categoria appartengo? Per mia (s)fortuna non sono rinchiudibile in
nessuna delle categorie succitate. Mi sentirei in gabbia. Di fronte
all’emergenza rifiuti, ho sicuramente modificato i miei comportamenti di
consumo, io donna dai numerosi rimorsi ecologici e dalle innumerevoli
tentazioni consumistiche non sostenibili: non compro più il quotidiano ma lo
leggo on line e così risparmio sul
volume della carta, compro le confezioni grandi di macine del Mulino Bianco per
ridurre gli imballaggi e mi costringo a mangiarle tutte per ridurre,
contestualmente, il volume dell’organico. Mi sono imposta due docce al mese per
risparmiare il bagnoschiuma e ridurre lo spreco di flaconi. A volte, pur non
mancandomi la buona volontà, non faccio il mio dovere. Mi succede quando, ogni
volta che parto da casa, percorro quei tre-quattrocento metri per raggiungere
le campane e le trovo sistematicamente traboccanti come un fuoco d’artificio
pronto per dare il meglio di sé ad uno spettacolo pirotecnico, ecco, mi passa
ogni buona voglia. Già perché i miei condomini non sanno nemmeno cosa sia la
differenziata: ecco che la campana del vetro trabocca di flaconi di detersivo,
dalla campana della plastica fuoriescono lische di pesce; mentre un arido ed
insensibile lettore ha avuto il barbaro coraggio di buttare Ossi di Seppia di Montale: solo che lo
ha messo nell’organico, invece che nella carta, trattandosi appunto di ossi di
seppia, residui organici. Eppure non ci vuole una Laurea in Merceologia o in
Chimica Applicata per sapere che il flacone dell’ammorbidente va nella campana
della plastica. Già che l’ho ambientalmente tirato in ballo, spendo poche
ulteriori righe sull’ammorbidente: inutile quanto dannoso per gli ecosistemi.
Asciugamani, spugne ed accappatoi lavati con l’ammorbidente, sebbene gradevolmente profumati
alla lavanda, al mandorlo, alla pesca, alla rosa canina, alla
vaniglia, al muschio bianco, al pino silvestre, al topo muschiato e alla
cipolla soffritta, fanno male alla pelle e all’ambiente. Un rimedio
ecologicamente valido consiste nell’aggiungere nella vaschetta
dell’ammorbidente un cucchiaio di aceto. Io aggiungerei anche degli aghi di
rosmarino e tre gocce di limone e quell’asciugamano
imbalsamato è bello e pronto per essere mangiato dai vegetariani come sostituto
della bistecca. Il terrorismo ecologico sull’ ammorbidente potrebbe continuare,
ma ve lo risparmio e vi consiglio di smaltire quel mezzo flacone di Coccolino che vi è rimasto
consumandolo diluito in mezzo bicchiere d’acqua calda in caso di stitichezza. Sconsigliato servirlo freddo a fine pasto come
digestivo a vostro marito: l’effetto ammosciante potrebbe essere devastante su
altre parti del corpo.
Montagne, montagne di rifiuti…scatole, cartacce, stracci, cocci... buon
anno!... pentole, cucchiai, una ruota di bicicletta... una ruota di
bicicletta?... sì, una ruota di bicicletta!... pannolini, pillole, escrementi,
vasi da notte, attaccapanni, mezzo armadio, un camion, una nave!...
Mi sono lasciato prendere la mano.
Non importa, una montagna, una montagna di...
Ogni giorno una città come Milano accumula duemilacinquecento tonnellate di
rifiuti… duemilacinquecento tonnellate...
C'è da pensarci. Intendiamoci, non si può dire alla gente di consumare di meno
e di produrre di meno. È un'utopia.
L'unica salvezza è il riciclaggio dei rifiuti... o la disintegrazione.
Giorgio Gaber, Sandro
Leporini, 1976
1 commenti:
divertenteeeee
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