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Il mio libro sull'economia domestica ad impatto zero

19/05/11

Recensione: Vento a favore di Edizioni Ambiente

Vento a favore Verso una proposta condivisa per l’ambiente, oltre gli schieramenti politici è stato pubblicato lo scorso aprile da Edizioni Ambiente, una casa editrice che parla di ambiente, ma lo fa con consapevolezza, senza inutili allarmismi e con l’autorevolezza che solo autori di grande prestigio possono conferire.

In Vento a favore sono coinvolte tre eminenti personalità: da un lato Silvia Zamboni, già assessore all’Ambiente del Comune di Bologna, l’intervistatrice, e dall’altro lato Edo Ronchi, ministro dll’Ambiente con il centrosinistra e Pietro Colucci, imprenditore nel settore dei rifiuti e delle energie rinnovabili, con simpatie a centrodestra che sono gli intervistati.

Sin dalla presentazione, sin dalle prime pagine, ho immaginato la Zamboni che con il suo piglio critico e competente (che solo le donne come lei possono avere) abbia messo i due intervistati attorno ad un tavolino, uno a destra ed uno a sinistra, fino a portarli a convergere verso la condivisione di un modello di green economy che va oltre gli schieramenti politici, un modello che rappresenta il vero valore aggiunto di qualsiasi piano di azione che voglia definirsi sostenibile.

Ma per arrivare a questa convergenza, i due intervistati hanno dovuto spaziare attraverso i cambiamenti climatici, le fonti energetiche rinnovabili, il nucleare, i rifiuti e l’acqua. Sono questi, infatti, i temi strategici, globali ed attuali, attorno ai quali Ronchi e Colucci hanno argomentato per arrivare a confluire con proposte condivise, che quando sono, come in questo caso, oltre gli schieramenti politici, possono rappresentare il vantaggio competitivo, la vera innovazione ecologica, la vera sostenibilità.

Vento a favore si apre con una citazione dell’immortale Seneca: non c’è vento a favore per il marinaio che non sa dove andare. È il vento dell’innovazione verde dell’economia, il vento che i buoni ed assennati governatori dovrebbero saper cogliere indipendentemente dalla posizione politica. È il vento della green economy che rappresenta la risposta, secondo Colucci, ovviamente ancora parziale, alle esigenze di innovazione, conversione e rilancio di un sistema industriale che segna il passo e che va ripensato prendendo come riferimento  un diverso modello di sviluppo, che appare non solo più sostenibile sul piano ambientale, ma in molti casi anche più profittevole.

E su questo tema integra ed incalza Ronchi, rispetto alla necessità di rivedere non solo i modelli produttivi ma anche i modelli di consumo e gli stili di vita quotidiani.

La prima confluenza è sui cambiamenti climatici: Colucci afferma che “è ora di unire tutti gli sforzi per convertire il nostro modello di sviluppo e renderlo realmente compatibile con le risorse naturali e la capacità di carico del pianeta in cui viviamo”; Ronchi, in merito all’adesione dell’Italia al Protocollo di Kyoto dice che dobbiamo essere preparati per “affrontare le sfide più impegnative poste già oggi dall’Europa e che, prevedibilmente, verranno richieste nei prossimi decenni”.

Sulle fonti rinnovabili nessun dubbio in ordine alla urgenza di fronteggiare la crisi energetica rimuovendo le barriere non economiche che ostacolano lo sviluppo delle rinnovabili, secondo Ronchi, e muovendosi sulla strada della rimozione del ritardo italiano che, secondo Colucci, sembra essere in via di superamento dato l’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili nell’ultimo decennio.

Interessante anche la soluzione condivisa in ordine al nodo del nucleare. Da un lato Colucci sostiene che attorno a tanti progetti (dall’impianto per il trattamento di rifiuti alla centrale nucleare) manca la condivisione e soprattutto il coinvolgimento delle comunità destinate ad ospitarli sul proprio territorio; dall’altro Ronchi che interviene sulle valutazioni da farsi prima di avviarsi alla costruzione di centrali nucleari. Valutazioni che non possono esimersi dallo stimare i rischi di incidente rilevante, gli impatti in condizioni di ordinario funzionamento e la gestione dei rifiuti radioattivi.

Anche il tema della gestione dei rifiuti è affrontato partendo proprio da Napoli, emblema della drammaticità dell’emergenza. E Ronchi a tal proposito corrobora la sua tesi con una mole doviziosa di dati e percentuali che dimostrano come l’emergenza sia figlia dell’incapacità della politica e delle istituzioni di cogliere per tempo la portata e la gravità di un problema ambientale, nonché di affrontarlo e risolverlo in più di dieci anni. Colucci guarda agli aspetti tecnico – gestionali del problema parlando di filiera industriale e gestione del ciclo dei rifiuti che in Europa, da tempo, privilegia il riciclo e il riutilizzo e soprattutto incrementa il recupero energetico rispetto allo smaltimento in discarica.




Infine, non poteva mancare il riferimento all’acqua, risorsa essenziale per la Terra, indispensabile per la nostra vita ed il riferimento ad alcune criticità da gestire in modo prioritario: migliorare la rete di acquedotti, la gestione dei servizi idrici, ridurre l’anomalo consumo di acqua minerale.

Da quando il genere umano ha perseguito benessere e ricchezza, la natura è sempre stata considerata un’alleata importante. Anche oggi che l’attenzione è concentrata sulla creazione di beni e servizi che soddisfino i bisogni dell’umanità e che al tempo stesso non trasformino in modo irreversibile l’ambiente.

Con alcune tappe importanti quali i Summit di Rio de Janeiro e Johannesburg (1992 e 2002), il Protocollo di Kyoto (1997) e la Conferenza di Copenhagen sul clima (2010), il mondo ha acquisito consapevolezza che le questioni ambientali vanno affrontate alla radice. Ma c’è ancora bisogno di promuovere soluzioni a monte; c’è ancora bisogno di dare sviluppo sostenibile ovvero dare alle generazioni future le stesse possibilità di oggi; c’è ancora bisogno di imparare a cogliere il vento a favore,mettendo in atto politiche concrete che conducano ad una società capace di perseguire il benessere basandosi sul riciclo delle risorse e su un loro minor consumo.

Sarà importante per il futuro, imparare a cogliere il vento a favore, considerando la green economy come un’opportunità per favorire le politiche ambientali, che non sono in contraddizione nei diversi schieramenti politici quando il fine è unico ed è quello di ottenere benefici sia per l’ecologia che per l’economia.

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